And the winner is....

Welcome in Finnland. Ebbene sì, quasi un mese di assenza. Ritorno per un attimo, come se dovessi dar da mangiare al gatto, che intanto mi ha cacato sul tappeto perchè troppe ore chiuso in casa. Tallinn: traghetto della Viking Line. Gessato grigio, non perchè serva un certo abito per il cerimoniale, ma bensì perchè non può stare in valigia e piegazzarsi. Bene, il vostro sta leggendo "La grande bugia" di Gianpaolo Pansa, ascoltando Sara Montiel con il mio Ipod. Che ragazzo dinamico ed al passo con i tempi. Età media sulla nave per Helsinky: 55 anni. Leggo, cercando di estraniarmi da un ambiente un po' troppo alcoolico per i miei gusti, da dopo lavoro ferroviario. Preciso che in sala d'attesa a Tallinn, un sacco di gente, di tutte le età, ma soprattutto anziani, si accompagna con trolley stracolmi di ogni sorta di alcoolico e superalcoolico. Han fatto man bassa di bevanda ed ora tornano a casa. Minchia. Un po' triste tutta la cosa. Ma vabbè. sapete il solito discorso trito e ritrito sulle tasse in Finlandia... ecc. ecc.

Ad un certo punto, la musica che io ascolto viene interrotta da un volume più alto di una voce squillante che parla in una lingua a me sconosciuta ed incomprensibile: il finlandese. Non ci capisco una fava, ma capisco che sta per iniziare un infernale karaoke nella sala gremita dove sto soggiornando, in cui la gente ha già bevuto ogni sorta di primizia a gradazione. Tutta rigorosamente alcoolica. Inizia il karaoke con l'esecuzione di "Anna kaikkien kukkien kukkia", nota canzone finnica. Seguiranno nel corso del viaggio, esibizioni di persone più o meno drammaticamente ubriache sulla cinquantina. Brividi.

Note a margine:
Ventunesimo: Kahdeskymmenesensimainen
Per trentacinque persone: kolmellekymmenelleviidelle hengelle
This is finnish, Baby.
Caro Morbin, detto anche EnricoMaria. Iersera stavo sorvolando la pianura di Zagabria con un aereo di linea diretto a Belgrado, e sara' stato per l'orizzonte limpido e l'aria rarefatta, o perche' si viaggia sopra le nuvole o Fuori dalle nuvole, ma ohibo', mi si e' chiarito tutto. Mi e' venuto in mente che forse stiamo sbagliando o che forse stiamo aggirando un problema, o che forse stiamo aiutando piu' gli altri che noi stessi. In sintesi, noi dovremmo aiutarti a mettere in piedi uno spazio che vada oltre i confini delle nostre provincie, delle nostre regioni, dei nostri paesi confinanti. Uno spazio per dialogare tra culture diverse, per far sparire i confini politici e storici ed arrivare ad innovare e ad illuminare nuovi scenari che noi gggiovani sogniamo. Bene. Noi viviamo a Trieste, citta' che amiamo e che non ci permette di abbandonarla per troppo tempo, pena nostalgie e magoni, nevvero? Primo punto: noi amiamo Trieste. Noi abbiamo fatto percorsi diversi, ma sempre con l'obiettivo di far qualcosa per il nostro avvenire e che gli altri in qualche modo potessero beneficiare della nostra opera. Qui non vorrei si pensasse a cose grandi, ma dalle scuole superiori in poi, si e' agito in maniere diverse e disparate per realizzare anche dei momenti di aggregazione e di socialita', discutibili o meno. Questo perche' abbiamo cercato di colmare dei vuoti che la nostra amministrazione cittadina, il sistema citta', non ci dava. Volevamo insomma come hanno fatto tante generazioni addietro portare il nostro contributo, sorpassare le istituzioni per proporci come forze di innovazione e di avanzamento. Questa e' una necessita' che manifestano piu' o meno tutte le generazioni, in tutte le epoche perche' credo faccia parte della natura umana. Quasi tutti gli esperimenti falliscono perche' alla lunga emergono i difetti della gente, emergono gli egoismi e le pigrizie, si materializzano le false scorciatoie che poi non portano da nessuna parte. Chi arriva a realizzare dei cambiamenti normalmente viene ricordato per il suo contributo e per essersi distinto dalla famosa pancia molle o dalle generazioni molli che non ci sono riuscite. Noi non cerchiamo rivoluzioni, credo, ma cerchiamo molto piu' realisticamente di poter allargare i momenti di attenzione in chi ci sta attorno nel quotidiano, cercando di elaborare degli schemi diversi, nuovi, intelligenti, nevvero? Secondo punto: vogliamo che altre persone condividano il nostro percorso. Negli anni della nostra adolescenza, a causa della polarizzazione dei concetti oramai svuotati di destra e sinistra, a causa di una generazione di insegnanti orfani dell'ora d'aria che il sesantotto aveva loro offerto che riversavano su di noi i loro rancori e le loro frustrazioni politichesi, a causa del passato storico della nostra citta' e delle sue fratture che sembravano insanabili, noi non abbiamo potuto esprimere nulla. Siamo stati merce usata da altri, come probabilmente e' accaduto per le generazioni precedenti, siamo stati manovalanza ideologizzata da parte di una cricca spesso di irresponsabili senza spina dorsale, che non avendo sorpassato la loro adolescenza ideologica, si buttavano a capofitto nell'esprimere rancore politichese verso il diverso per annegare altri dolori e altre insoddisfazioni. I miei ricordi sono chiari sulle categorie nette e imprescindibili che tutto avvolgevano negli anni del liceo. Cio' non ha giovato alla nostra capacita' critica. Cio' ci ha fatto trovare un nemico, un diverso da sbeffeggiare, dei presunti amici per vicinanza e condominio ideologico, nulla piu'. La politica per noi fino ad un certo punto e' stata i partiti, e' stata Ulivo o Berlusconi, e' stata Illynuovo, contro StaffierieListaperTriestevecchio. Non era tutto cosi' semplice ahime'. La realta' come tu spesso ci hai spinto a vedere stava oltre, stava in nuove forme di espressione, stava in nuovi campi. Ci siamo accorti che di spazi effettivi o spazi nuovi da creare ce ne sono. Terzo punto: vogliamo creare nuovi ambiti e nuove tecniche di diffusione dei nostri credo. Negli anni, attraverso la stressante e ridondante spettacolarizzazione e sovradimensione della cultura "diversa" (Altra, Genuina, Non contaminata e mille altri aggettivi usati dalla cul tura con la C maiuscola di sagre e festivals) ci siamo scordati di aprire i libri della nostra storia, della nostra cultura, di cio' che e' marcito e rifiorito sulla terra dove abbiamo giocato, soffferto e imparato a crescere. Col risultato che non appena ci trovavamo fuori dalla nostra contea, eravamo subito pronti a esibire il nostro orgoglio per il passato di grande citta' e bla bla bla, cercando di stupire gli astanti, ma tornati a Trieste andavamo come matti a vedere il concerto di Fela Kuti (non me ne vogli Fela, qui e' soltanto usato per l'esoticita' del suo nome) e ci iscrivevamo al corso di respirazione ninja. Voi direte e' la globalizzazione, bellezza. O mi direte che la respirazione ninja e' un sacco fica e che vi ha cambiato la vita. Bene. Noi eravamo con i motori rombanti, tutti pronti a correre a vedere la giovinezza e la ricerca che i nostri amici sloveni stavano e stanno relaizzando nel loro paese. Niente da dire, bravissimi, dopo quarantacinque anni vissuti in una certa fase, hanno avuto un cambio sostanziale che li ha portati a misurarsi con cose nuove e lo stanno facendo molto bene. Sono giovani e per noi gia' questo e' fonte di annebbiamento emotivo, visto che ahime' nella nostra splendida e decadente citta' siam abituati vedere facce over 50 (anche se non e' piu' come anni orsono, ma passiamo oltre). Siam interessati a cosa fanno i friulani in casa loro e amiamo mescolarci nelle vie di Cantine aperte o dell'altra manifetsazione a Udine di cui non ricordo il nome. Quarto punto: siamo molto curiosi ed interessati noi di Trieste. Tutte le ultime cose che ho elencato sono sintomi di un malessere che noi viviamo e che i nostri amici confinanti no. Perche' inseriti in un ambiente piu' giovane o piu' dinamico, perche' meno esposti a suggestioni interiori e individuali (non me ne vogliano i confinanti, ma sapete la Bora, Basaglia, Svevo, Saba, Nereo Rocco, tutte ste storie convinvono il triestino ad essere peculiare forse), perche' immersi in un tessuto economico piu' brillante ecc ecc. Pero' ahime' tutto l'impianto cade se ci si ferma a pensare cosa stiamo facendo noi, nella nostra citta'. Cosa vorremmo fare? Aprire uno spazio di dialogo per sapere cosa fanno gli altri? Aprire uno spazio di dialogo per respirare quell'internazionalita' che gli altri respirano e raggiungono e che noi non abbiamo? Per sentirci anche noi parte di un sistema che noi stessi creeremmo e che forse non e' condiviso dai nostri vicini, o semplicemente non sono interessati? Semo sicuri che a sta muleria qua intorno ghe ciavi qualcosa de parlar coi muli del Melon e de San Giusto? Non potremmo creare questo spazio tra di noi muloni qua e cercare di crescere intanto noi, sforzandoci di tirar fuori qualcosa dalle nostre testoline per sollevare la coltre di oblio che ricopre le nostre coscienze di triestini? Non si potrebbe creare quello spazio di dialogo, quella lobby (non me ne voglia nessuno, non mi vergogno ad usare questa espressione) di trentenni pensanti che hanno a cuore i destini della citta', piuttosto di inseguire modelli e definizioni di altre persone (vedi Macroregione: ma siam sicuri che quel modello cui aspira Riccardone non sia per nascondere piu' polvere sotto il tappeto? Ma siam sicuri che non voglia anche lui saltare un passo nella fatica e nel lavoro di dover forgiare e determinare una reale innovazione nelle nostre zone appoggiandosi a concetti internazionali ecc ecc?)? Non si potrebbe intanto sforzarsi di far crescere il dibattito e lo spessore dello stesso, riguardo a come rivalutare gli spazi culturali e fisici della nostra provincia? Non credo sia giusto in questa fase buttarsi a capofitto a parlare in generale e restare in superifcie. Se fossimo realmente interessati a proseguire quella strada che si e' interrotta molti anni orsono a Trieste, dovremmo prima di tutto rimboccarci le maniche a casa nostra e poi un domani rivolgerci ed attrarre gli altri. Sicuramente qualcuno approfittera' per rimproverarmi di provincialismo, di poca apertura, pero' riflettete su cos'e' l'apertura mentale. Per me e' realizzare qualcosa con le mie mani e la mia testa e farla apprezzare e riconosciere come utile e bella da una parte sempre piu' grande di persone, che non appartengono per forza alla mia contea. Perche' non ci impegniamo a far questo Morbin? Dai, che ci sono i muloni che vogliono bene a questa citta'.
Pisellonio - Fuori dalle nuvole FVG
Il garante per la Privacy ha deciso di bloccare il servizio delle Iene sul test antidroga a 50 deputati.
P.S. Paura eh... Paura eh....
ROMA - Un onorevole su tre fa uso di stupefacenti, prevalentemente cannabis ma anche cocaina: è il risultato di un test eseguito, a loro insaputa, su 50 deputati dalle Iene, che ne proporranno i risultati nella prima puntata della nuova serie del programma, martedì alle 21 su Italia 1.
PROVA - Il test eseguito con uno stratagemma è il drug wipe, un tampone frontale che, spiega Davide Parenti, capo autore delle Iene, «ha una percentuale di infallibilità del 100%». Il 32% degli «intervistati» è risultato positivo: di questo il 24% (12 persone) alla cannabis, e l'8% (4 persone) alla cocaina. Naturalmente nel servizio-inchiesta proposto martedì non si riconosceranno i deputati sottoposti al test.
Li hanno avvicinati la settimana scorsa con la scusa della finanziaria appena presentata: una troupe leggera, come si dice in gergo, un giornalista e un 'aiutò, per la precisione una truccatrice. Puntualmente, a metà dell'intervista, la truccatrice si accorgeva che la fronte dell' intervistato era «troppo lucida» e bisognava tamponare. Un colpetto e via, il gioco era fatto. L'ignaro deputato, colto al volo davanti a Montecitorio da una sedicente 'tv satellitarè, si era in realtà sottoposto, senza saperlo, al 'drug wipè, un test che rivela, «senza possibilità di errore» secondo le Iene, se si è fatto uso di stupefacenti nelle ultime 36 ore.
P.S:Ma siam sicuri che non girino anche allucinogeni , viste le frasi e le previsioni sul futuro di certi ragazzi in parlamento?
Una settimana senza scrivere. Una settimana di silenzio causata da tanti motivi. No brutte notizie, tanto da fare, tanto in giro, qualche lieta novità. Vado a vivere con Vane, da gran sultano, in un appartamento sopra Marino (enoteca), in affitto. Fortunatamente con le finestre non sul lato Marino, ma sul lato androna retro.
Giorni di silenzio per fastidi provocati da faccende di politica interna. Non sapevo bene cosa e come scrivere ciò che sentivo. Non mi ha fatto piacere l'ennesimo teatrino, mi ha anzi infastidito. Sta finanziaria, travestita da grande novità, grandi cambiamenti. Mah, sempre stessa minchia. La legge anti Suv (chiaro aiuto alla Fiat, per l'ennesima volta, destra o sinistra tutti per la Fiat), anche i ricchi piangono, le lagne di di pietro. Che palle. Quando se ne andrà Prodi? Spero presto.
Capitolo triste, anzi agro dolce: Roberta si sposa, evviva! Perdo la partita della Triestina contro la Juve, merda! Sì è lo stesso giorno ahimè. Ma il paradosso è che il mio abbonamento in gradinata dovrò darlo ad un interista, ovvero a uno che ha auspicato la serie C per la Juve. Ad un interista che ha bramato la rovina della Juve e che starà spaparanzato sul mio posto a gufare contro la juve e a gridare ladri e quant'altro. credo che gli farò per una volta pagare l'entrata. Almeno in questa occasione se lo merita. Sicuro, lo pagherà sto biglietto. Pork!!!